martedì 23 gennaio 2007

Il linguaggio delle emozioni

Se il bambino è portato a rappresentare spontaneamente la realtà con metafore visive (storie e sogni), esprimendo in tal modo le sue emozioni...Come può tradurre la realtà di tutti i giorni senza qualche difficoltà? Il compito della famiglia e della scuola è molto delicato... Riusciremo SEMPRE ad aiutare i giovani a decifrare il linguaggio quotidiano? Sono un po' perplessa e preoccupata! Vorrei che qualche mio alunno/a ci portasse un esempio concreto...

2 commenti:

un'amica della VB ha detto...

quando le persone dicono ad esempio: "che felicità" vuol dire che provano un'emozione tal mente forte che la vogliono raccontare a tutto il mondo , dicendola così a voce, quando invece tu hai bisogno di tenerti l'emozione dentro di te, allora lnon la devi raccontare nemmeno ad una mosca ( bhè forse si, se vuoi) potresti sfogarti con qualcuno di caro a GESTI.
per esempio per dire " che noia" potresti agitare la mano su e giù senza far capire a tutti quale emozione provi, ma solamente alla persona a cui fai il gesto.. o cavolo... sono confusa anch'io!!!!
AIUTO!!!

maria ha detto...

Cara AMICA di V B,
grazie dello sforzo! I tuoi esempi indicano il COMPORTAMENTO NON VERBALE di una persona: quando, cioè, parla il corpo con i suoi gesti e non la bocca, vero?

Ma ti chiedo uno sforzo ulteriore...Prova a pensare a qualche messaggio un po' strano che ti arriva dalla Tv...Il messaggio puo' essere sia visivo che verbale! Che cosa fai dopo? Se ti senti disorientata...ne parli in famiglia? Chiedi spiegazioni ai tuoi genitori?

...

maestra maria