lunedì 24 ottobre 2005

Il Linguaggio della tartaruga

di Maria Calabretta
Quando il bambino usa Logo (Linguaggio di Programmazione per bambini) ha la possibilità di esprimere un mondo interiore di colori e forme. Una volta ottenuto l’effetto grafico sullo schermo, egli si sorprende piacevolmente e ciò lo stimola verso nuove creazioni. In questo senso il computer, ed in particolare Logo, costituisce uno strumento di educazione all’immagine, come linguaggio che stimola la creatività. In ambiente Logo non è il computer ad insegnare al bambino ma è il bambino a dare specifici comandi alla macchina per risolvere problemi. In tale direzione, il computer si trasforma in allievo che esegue e concretizza le idee che il bambino produce. Quest’ultimo, infatti, programma l’elaboratore riflettendo sul suo stesso pensiero che costruisce nuove idee in base a strutture mentali via via sempre più elaborate. Quando il bambino interagisce con il computer, egli non impara solo a programmare e ad insegnare alla macchina come risolvere problemi (problem solving), ma impara anche e soprattutto a pensare intorno al suo stesso modo di pensare. L’ambiente Logo, poi, consente al bambino di intuire nuove relazioni tra se stesso e lo spazio; ed inoltre gli permette di concretizzare idee in modo personale ed autonomo. Mentre Piaget considerava difficile e lento il passaggio da un pensiero infantile ad un pensiero adulto, Papert facilita questo delicatissimo stadio mediante un approccio concreto mediante l’uso dell’elaboratore. Questo processo avviene in modo autoreferenziale, cioè il bambino mentre programma riflette su se stesso aggiustandone il tiro per prove ed errori. In conclusione, il rapporto con il computer insegna al bambino sia a pensare in modo nuovo che a pensare su come pensa.

domenica 23 ottobre 2005

Racconti

VIAGGIO IN ME STESSA di Maya Anna Knapton

Questa mattina mi sono svegliata con uno stato d'animo particolare. Certe volte mi sembra che il mondo nel quale mi trovo sia una dimensione parallela a quella alla quale appartengo: tutto cambia pur restando uguale... so che è un concetto un po' complicato, ma proverò ad esprimertelo comunque. Le cose che mi circondano, pur restando le stesse che ho sempre conosciuto, oggi sono illuminate da una luce diversa e paiono quasi irreali: statiche nel loro movimento. Chissà se anche ad altri capita di trovarsi nella mia medesima situazione...... lo, lo so, sono una persona al quanto peculiare; se poi si aggiunge il fatto che mi ritengo pure un'artista, risulta quasi ovvio che io abbia del mondo una visione piuttosto singolare. Ma cosa mi rende così? Chi sono in realtà io?
Provo a tuffarmi dentro me stessa aprendomi un varco tra il cuore ed i dubbi, percorro a velocità folle un lungo tunnel le cui pareti sono create dalle tonalità più abbaglianti della luce, mi ritrovo, con amici, seduta in mezzo ad un campo d'erba, attorno ad un fuoco crepitante, sotto un enorme, materno e tremulo cielo stellato, a parlare di politica, tessere le belle illusioni e difendere le mie utopie. E' in questo scenario, infatti, che ritrovo tutte le forme del mio essere... così la malinconia m'assale; mi pare di lottare contro qualcosa di inesistente o troppo forte perché io con le mie uniche forze lo possa domare. Tutti gli ideali, le fervide convinzioni ed i buoni propositi si frantumano improvvisamente e mi lasciano spiazzata nel vuoto sconosciuto, dove nemmeno la luce degli astri, che tante volte mi ha aiutata, mi può raggiungere.
Ciò malgrado, non mi perdo d'animo e ricomincio a costruire la mia piccola astronave fantastica unendo nuovi propositi, progettando con più razionalità e logica, lasciando da una parte il superfluo. (Sono cresciuta nel tempo d'un batter d'ali d'angelo).Ho imparato a riconoscere le utopie come tali e a non voler realizzare ciò che, so già in partenza, non mi compete, ma donare tutta me stessa per fare quelle cose che, anche se piccole, sono in grado di realizzare e so essere utili.
Ora che sono un poco più forte sono pronta per proseguire il cammino. La strada è lunga e tortuosa, la cima del monte non è lontana ma la via sembra seguire ogni direzione eccetto quella desiderata. Effettivamente, ricordo, ho intrapreso questo cammino per rafforzarmi, non per raggiungere la cima, quindi teoricamente dovrei essere soddisfatta, ma non è così... allora cos'è che voglio? Cosa sto cercando realmente?
Nell'esatto momento in cui formulo questo pensiero mi accorgo che questo viaggio interiore è finito: sono di nuovo io, che guardo dalla finestra e mi domando il senso di tutto ciò che mi circonda. Ora posso permettermelo: ho trovato il senso di me stessa. Questo viaggio m' ha arricchita e mi ha insegnato che sotto una scorza dura ho anch'io un piccolo tesoro, che non ha valore se lo tengo per me, lo devo condividere con gli altri, restando così fedele ai miei progetti ed ai miei ideali. Mi scuoto, quindi, l'acqua di dosso, la nuotata dentro me stessa è stata lunga ed estenuante, ma non è il momento di perdersi d'animo: è ora di cominciare!

sabato 22 ottobre 2005

Una scuola a misura di bambino

di Maria Calabretta


Come bambina di un tempo, mi tuffo nella testa e nel cuore di tutti i bambini di oggi perchè vorrei che, in un futuro non molto lontano, si riuscisse insieme a costruire una scuola veramente a misura del bambino. Ciò per creare attorno a lui e per lui tutte le condizoni sociali e psicologiche che lo aiutino a vivere in modo naturale e intenso il piacere di apprendere; per promuovere la gioia di condividere tra i compagni e con l'insegnante le scoperte esplorate; per riflettere sulla consapevolezza di riuscire a realizzare un itinerario motivante di auto-apprendimento. La scuola intesa, quindi, come ambiente giocoso, ricco di stimoli e di opportunità cognitive e relazionali, in cui i ruoli degli attori coinvolti tendano, a volte, a capovolgersi: con il bambino di turno che indossa i panni del maestro, mentre l'insegnante si diletta ad osservare i processi messi in atto dai suoi fanciulli con gli occhi, la testa ed il cuore di un bambino!
Il grande educatore dell'infanzia Janusz Korczak, che si battè fino alla morte per i diritti e per il rispetto dell'integrità ed unicità degli altri, ha scritto:
"Dite: E' faticoso frequentare i bambini. Avete ragione.
Poi aggiungete: Perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto.
Non è questo che più stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli".

venerdì 21 ottobre 2005

Lettera alla mia maestra

di Maria Calabretta

Cara Maestra Maria*,
se oggi ti incontrassi mi piacerebbe raccontarti la maestra che sono anche grazie alle tue lezioni di vita e di scuola. Sarebbe interessante mettere a confronto i due approcci d'insegnamento considerandone l'età generazionale! Da un lato, il nostro personale stile comunicativo, dall’altro la propria metodologia di base messa in campo per mettere il gruppo-classe nella condizione migliore di porsi curiosi, desiderosi di fare e di apprendere.

Vorrei, poi, riflettere insieme a te sul significato di ‘apprendimento collaborativo’ ritenendo fondamentale il flusso delle loro idee e riflessioni a favore dell’intera classe; ciò per favorire una crescita comune di conoscenze quando i bambini in gruppo interagiscono, giocano e costruiscono processi mentali.

* la mia maestra elementare!

La classe come una comunità di ricerca

di Maria Calabretta

Pensare ad una classe come una comunità di ricerca significa costruire conoscenza mediante la cooperazione e la valorizzazione dei suoi componenti, attivando un "pensare insieme" che genera la co-costruzione del processo mentale. Ma per raggiungere questo livello di apprendimento collaborativo, si deve favorire la discussione e la collaborazione di gruppo perchè questi aspetti incoraggiano l’attivazione e la messa in comune delle conoscenze legate al compito da svolgere. Infatti, la discussione costituisce un importante strumento didattico che consente ai bambini di approfondire le conoscenze già in possesso per costruirne di nuove. In tal modo, ciascun bambino ha la possibilità di condividere con gli altri le sue proposte procedurali e le sue riflessioni: questo flusso di idee stimola negli altri bambini l’attivazione di altre conoscenze e di altre informazioni. Dal confronto collettivo scaturisce, poi, la formulazione dei problemi e la rielaborazione delle ipotesi iniziali. Ma per avere un contesto di questo tipo molto dipende dal tipo di ruolo assunto dall’insegnante quando i bambini interagiscono in gruppo. In particolare, egli dovrebbe dovrebbe creare un clima favorevole di partecipazione; favorire lo scambio comunicativo; e facilitare la condivisione dei singoli punti di vista come possibilità di riflessione e di arricchimento per la crescita di tutti.

giovedì 20 ottobre 2005

L'isola felice per apprendere

di Maria Calabretta
Una buona pratica scolastica dovrebbe favorire l'incoraggiamento nei bambini ad usare le competenze e le conoscenze altrui; e ciò per costruire insieme conoscenza e generare un approccio all’apprendimento più orientato al processo che al compito. L’insegnante dovrebbe, quindi, creare un clima favorevole di partecipazione; favorire lo scambio comunicativo; inoltre, facilitare la condivisione dei singoli punti di vista come possibilità di riflessione e di arricchimento per la crescita di tutti.

mercoledì 19 ottobre 2005

Rassegnazione o Attivismo?

di Maria Calabretta

Perchè mollare tutto e scappare all'estero...!?? Secondo me non bisognerebbe soccombere agli eventi poco incoraggianti pensando di risolvere emigrando verso altri lidi! Come pensare di rinunciare alle nostre ricchezze insostituibili: il paesaggio con i suoi meravigliosi colori; la cucina con i sapori e gli odori inconfondibili; ma anche, e soprattutto, il patrimonio storico-culturale che da sempre contraddistingue il nostro Paese! Non si tratta, però, di ignorare la realtà ma di osservarla e comprenderla, anche arrabbiandosi, per poi agire senza però cadere nello scontato pessimismo. Io non mollo, anzi mi sto impegnando attivamente nei panni di mamma e di insegnante, cercando di trasmettere ai miei figli ed ai miei alunni uno spirito critico e costruttivo per imparare a non cadere nella facile e comoda rassegnazione nel momento in cui si presentano dei problemi, rinunciando così all'entusiasmo del fare!

Il Diario Virtuale

di Maria Calabretta
Cari L. e A.,
una tempo si usava il diario personale cartaceo per lasciar traccia dei propri pensieri...oggi trionfa il blog! Su questo spazio ci si potrà confontare nei panni di educatore e genitore! Tuttavia, il parere del discente risulterà prezioso per fotografare meglio il mondo della scuola.
Vi voglio bene!
Mamma :-)