sabato 31 dicembre 2005

Il primo giorno dell'anno

di Pablo Neruda

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino diverso da tutti i cavalli. Gli adorniamo la fronte con un nastro, gli posiamo sul collo sonagli colorati, e a mezzanotte lo andiamo a ricevere come se fosse un esploratore che scende da una stella. Come il pane assomiglia al pane di ieri, come un anello a tutti gli anelli... La terra accoglierà questo giorno dorato, grigio, celeste, lo dispiegherà in colline lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia e poi lo avvolgerà nell’ombra. Eppure piccola porta della speranza, nuovo giorno dell’anno, sebbene tu sia uguale agli altri come i pani a ogni altro pane, ci prepariamo a viverti in altro modo, ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

venerdì 30 dicembre 2005

Mercatini di Natale

di Ivana Tamai

Sono ormai 15 anni che Piazza Walther ospita le 80 casette in legno, quasi un presepe nel salotto buono della città, cui fa da sfondo la sagoma possente del monte Catinaccio. Non c'è che l'imbarazzo della scelta fra prodotti tipici, decorazioni natalizie, oggetti di fattura artigianale, come le delicate figurine di juta del presepe tirolese, introvabili altrove. Si tratta di prodotti spesso certificati con il marchio Südtirol come nel caso dello speck, del miele, dei formaggi o dello yogurt. Particolarmente originale la "Casa del fieno": oggetti, ghirlande, decorazioni natalizie create con il fieno della Val Gardena. Merita una sosta anche la "Casa delle pantofole del cappellaio", in feltro o in lana cotta, per le serate più fredde La casetta per i cultori dei prodotti naturali è invece quella di Bergila. Da novant'anni questa nota distilleria di pino mugo ricava, da coltivazioni biologiche, unguenti con ginepro, olio di abete rosso, grappe alle erbe, tisane. Ogni casetta è una gioia per gli occhi, ma anche una delizia per il palato. Birra locale e speck tirolese qui hanno un sapore particolare. Il dolce natalizio tradizionale non è il panettone ma gli zelten, a base di frutta secca e candita, o i christstollen, una variante del panforte con frutta.Sapori, dunque, ma anche profumi. Si può scegliere fra candele dai più svariati aromi, oppure lasciarsi guidare dal profumo di cannella e chiodi di garofano, riscaldandosi con una tazza di vin brulè, servito nelle originali tazze del Mercatino, da collezionare anno dopo anno.Naturalmente accanto al tripudio di luci, colori, profumi e sapori non possono mancare i suoni del Natale. Il suggestivo programma musicale va dalla banda ai cori di montagna, dai gospel ai canti natalizi, passando per il magico suono dei corni alpini del Renon, costruiti dai suonatori stessi con il legno dei boschi bolzanini. Ma se dopo una giornata così intensa si è riusciti a passare indenni fra gli irresistibili richiami enogastronomici del Mercatino, allora si è pronti per gustare la più autentica cucina tirolese. Per orientarsi nella ricca offerta meglio lasciarsi guidare dalla ...regola delle quattro esse: speck, spätzel, stinco e strudel, oppure Sacher. La celebre torta viennese ha, proprio in Piazza Walther, il suo punto di riferimento privilegiato. Si chiama "Sacher Shop Bolzano" e importa tutto l'anno, direttamente da Vienna, torte, praline e cioccolato con il marchio Sacher. Con un romantico giro in carrozza si può completare la visita della città che, anche al di fuori dello shopping natalizio, vale davvero una vacanza. http://www.tid-press.net/europa/Europa.php

giovedì 29 dicembre 2005

Tradizioni culinarie d'Italia/1

Zippole di Calabria

Ingredienti: 500 gr. di farina 25 gr. di lievito di birra 100 gr. di acciughe sottosale olio per friggere sale e acqua q.b.

1 Mettete la farina in una terrina con un pizzico di sale; versateci dentro il lievito già sciolto in mezzo bicchiere di latte tiepido appena zuccherato.
2 Impastate con un poco di acqua tiepida fino ad ottenere un impasto morbido. Coprite e fate lievitare, per almeno due ore, fino a quando non sarà raddoppiato.
3 A questo punto, impastate nuovamente con un poco di acqua tiepida, formando un impasto appena più consistente di quello per le frittelle.
4 Aggiungete le acciughe tagliate a pezzettini e rimescolate l'impasto.
5 Mettete sul fuoco una padella con abbondante olio e, quando è caldo, prendete una dose dell'impasto con le mani bagnate attorcigliatela un pò e versatela nell'olio bollente.
6 Cuocete le zippole fino a che non saranno dorate, poi levatele e mettetele su un vassoio.
Le zippole vanno mangiate calde e accompagnate da un buon vino rosso.

La storia di Capodanno

Come tutti sanno, la fine e l’inizio dell’anno sono pure convenzioni: per i romani l’inizio dell’anno nuovo coincideva con la primavera – periodo generalmente considerato come sinonimo di rinascita e rigenerazione – mentre i cristiani, avversi alle feste di origine pagana, fissarono come inizio la ricorrenza della circoncisione di Cristo. Tuttavia, fino a tutto il medioevo, sono sopravvissute in Italia datazioni di origini diverse, come la natività – la cosiddetta indizione fiorentina -, una delle più famose delle quali – l’indizione pisana – sopravvive ancora oggi, e a Pisa viene festeggiato il capodanno anche in marzo. Inoltre ricordiamo le innumerevoli querelle che hanno accompagnato i festeggiamenti per la fine del secondo millennio, secondo i più da spostare di un anno, mentre c’era chi ricordava anche come la nascita di Cristo, stabilita nel 523 da Dionigi il Piccolo come avvenuta il 25 dicembre dell'anno 753 dalla fondazione di Roma, assumendo dunque come anno 1 quello che iniziava la settimana seguente a questa, mentre, da studi recenti, pare che la nascita sia avvenuta nell'anno 4 o nell'anno 5 a.C. http://www.buonissimo.org

giovedì 15 dicembre 2005

Perchè Pinocchio piace?

di Raimonda M. Morani, IRRE Lazio

Lo leggo e lo rileggo perché è il nostro bambino nazionale, un ragazzaccio che ci piace contemplare, il miglior figlio unico che la fantasia nazionale abbia prodotto. Non rileggo mai i romanzi ma Pinocchio lo ho letto molte volte ad alta voce, integralmente a bambini piccoli, a scuola e in famiglia. E’ bene che bambini siano veramente piccoli perché la cultura e l’immaginario collettivo ne sono talmente impregnati che l’interesse si consuma in fretta. Già in quinta elementare la televisone, i cartoni, le figurine, i videogiochi e i vari gadgets ne hanno inflazionato la storia e le immagini, ed in parte svuotato il contenuto. Ad esempio l’immagine del naso che si allunga dopo una bugia è profondamente radicata in noi. Sappiamo che è l’invenzione fantastica di una mente geniale, che è una sorta di archetipo nato dall’immaginazione, eppure il naso che si allunga dopo una bugia sembra un fatto vero, quasi assimilabile ad un fenomeno naturale, quale diventare rossi per la vergogna. Il film (uno dei più brutti di Disney a mio parere), i cartonati e i libretti con la storia illustrata non devono arrivare al bambino prima della lettura del testo originale perché altrimenti le immagini e le sequenze del film si sovrappongono alle immagini prodotte dopo la lettura. Si sa che la visione di un film prima della lettura del libro dal quale è stato tratto influenza e condiziona molto l’immaginazione di chi legge il romanzo. Ma in questo caso è proprio un peccato perché le immagini di Pinocchio sono speciali . Il burattino viene costruito, prende anima e alla fine, dopo la linguaccia, scappa, Pinocchio sul caldano che si brucia i piedi, i torsoli delle pere lasciati lì e poi mangiati avidamente, il pulcino che scappa vivo dall’uovo, il grillo spiaccicato sul muro, Pinocchio e Lucignolo che si scoprono le orecchie d’asino, il naso che cresce e gli uccelli che lo divorano, il portone della fata che resta chiuso nella notte, la capretta dal pelo azzurro… Queste immagini cresciute in ciascuno di noi i bambini dovrebbero costruirle in modo autonomo dopo la suggestione della lettura del testo senza incagliarsi nelle immagini preconfezionate di Disney. Se il film precede l’ascolto del libro la potenza evocativa delle immagini viene in parte bruciata. Leggere Pinocchio ad un bambino è uno dei modi migliori per discutere con lui, per sondare, in modo indiretto, cosa pensi di sè e del mondo. E’ come se gettassimo un forte ponte con l’infanzia perché rivivendo emozioni della nostra entriamo facilmente in contatto con la sua in modo divertente. Lo ho letto e lo ho riletto anche allo stesso bambino perché non è un libro qualunque:è un momento del processo d’inculturazione, è il libro dei libri, una delle fonti della nostra immaginazione e anche della nostra capacità di scrivere. Ci permette di provare gioia e pietà, di ridere e di essere tristi. E’ tale la varietà dei sentimenti e delle situazioni descritte che non resta fuori molto: dalla lettura di Pinocchio si esce placati e soddisfatti. Se il mondo è abitato da volpi assassine e da gatti imbroglioni ci sono anche gli animali amici che rappresentano la parte buona del genere umano, i colombi che ci salvano attraverso il volo. Per ogni animale “nemico” ce n’è uno amico. Per ogni pescecane divoratore c’è un tonno che ti salva portandoti a riva, per ogni cane imbroglione (Melampo) ce n’è un altro fedele (Alidoro). Per ogni animale saggio, noioso o petulante che incontri al mondo (il grillo parlante e la lumaca). Pinocchio ci piace soprattutto perché ci permette di regredire in modo intelligente. Ci fa rivivere l’infanzia: la sua solitudine e la disperazione, la noia e l’avventura, la stizza e lo stupore. Ci piace perché è una delle forme più divertenti di regressioni che possiamo concederci da adulti, spesso giustificata dal fatto di leggerlo ad un figlio, ad un nipote, agli alunni. Ma perché piace tanto ai bambini? Perché Pinocchio è profondamente solo (come i figli unici di oggi); perché come l’eroe delle fiabe affronta antagonisti e difficoltà e, alla fine, vince; insomma piace perché costituisce ancora uno dei migliori modelli di identificazione che la nostra cultura possa fornire ai bambini. E come può lo stesso romanzo piacere ad un bambino di quattro anni e a un adulto scanzonato di cinquanta? Questa, si sa, è la caratteristica dei classici che sono fatti a strati: ciascuno recepisce quello che è in grado di capire ma tutti si divertono. E’ ovvio che l’ironia e l’amarezza che stanno sotto l’episodio di Pinocchio che è derubato delle monete d’oro e, per castigo, si busca quattro mesi di prigione non può essere percepita a sei anni. E neanche la polemica sulla cattiva qualità dei libri scolastici del ventisettesimo capitolo. Ma la disperazione di Pinocchio che si è bruciato i piedi o che fugge dagli assassini quella sì che la capiscono tutti. Lo leggo e lo rileggo anche per capire come si deve scrivere, per evitare di tirar fuori dalla penna (o dal computer!) cose troppo noiose. In Collodi la forma è più che mai contenuto; scrive come un bambino fa le capriole e scappa via, con la stessa agilità mentale con cui i ragazzini si arrampicano sugli alberi e spenzolano a testa in giù. Pinocchio è seriale e ad episodi (è uscito a puntate sul Corriere dei Piccoli ), ha un ritmo narrativo stupendo, anche se non tutti gli episodi hanno la stessa potenza espressiva. I capitoli più belli, adorati dai piccolissimi, sono, secondo me, quelli iniziali nei quali il ritmo e la ricchezza fantastica raggiungono il massimo.E’ una straordinaria scuola di scrittura che, forse, si potrebbe sfruttare di più nella scuola di base. Più che un “testo sacro” dovremmo considerarlo un qualcosa da usare e da ricalcare con libertà, di cui imitare il ritmo narrativo, le frasi corte, la ricchezza dei dialoghi, di cui riprendere il tono scanzonato e divertente, a cui aggiungere episodi inventati ( i testi episodici quali Marcovaldo o il signor Bonaventura sono particolarmente adatti a questo tipo di operazione). Ciascuno ragazzo troverà gli aspetti del testo e il registro che meglio lo rispecchiano: nella storia accadono cose comiche (lo scambio di parrucche tra Geppetto e Mastro Ciliegia) cose che fanno ridere e che fanno pensare (la bocca di Pinocchio che, non ancora finita di fare, comincia subito a ridere e a canzonare Geppetto) e cose assolutamente tragiche (la morte di Lucignolo). Perché Pinocchio è un mondo in equilibrio che non idealizza né demonizza ma ci descrive proprio come siamo.
(Questo articolo è stato pubblicato su Valore scuola, n.13, 2002)

martedì 13 dicembre 2005

Santa Lucia in Svezia

In Svezia il 13 dicembre (giorno più corto dell'anno) si festeggia la festa di Santa Lucia che anticipa di qualche giorno le celebrazioni del Natale. A scuola e nelle case viene eletta la bambina che dovrà interpretare Santa Lucia e che sfilerà per le strade insieme alle altre cantando e intonando dolci melodie. Santa Lucia rappresenta per i bambini svedesi quello che per i bimbi italiani rappresenta Babbo Natale. Durante le celebrazioni in onore della santa, la tradizione vuole che la più piccola della casa si alzi per prima la mattina molto presto e, dopo aver indossato una tunica bianca e una corona di foglioline verdi e 7 candeline, vada a svegliare gli altri componenti della famiglia ancora addormentati servendo loro caffè, latte e dolci tipici. La leggenda vuole che Santa Lucia fosse una ragazzina molto buona, da sempre impegnata ad aiutare il prossimo portando cibo ai confratelli nelle catacombe. Di lei si invaghì follemente un giovane, attratto dalla bellezza dei suoi occhi luminosi. Poiché, però, la fanciulla rifiutò il suo amore, egli la fece arrestare e le strappò gli occhi. Un miracolo, però, non la rese cieca e da allora si attribuisce alla Santa (originaria della Sicilia) il potere di guarire le malattie degli occhi. Il pranzo di Natale in Svezia include, principalmente, tanta carne di maiale e la famosa Torta di Natale. fonte: http://www.bambinopoli.it

La vera storia di Babbo Natale

Babbo Natale, o almeno un personaggio molto simile, è realmente esistito. Si tratta di San Nicola. Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia, divenne vescovo di Myra, in Lycia, nel IV secolo e forse partecipò al Concilio di Niceanel nel 325. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt'ora conservate e di cui divenne il santo protettore. Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende. Una tra le più famose, e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33), è quella delle tre giovani poverissime. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie. In altre versioni posteriori, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare "portatore di doni", compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale. Il nome olandese del santo, Sinter Klass , venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus (abbreviazione di Sanctus Nicolaus) , la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale.

lunedì 12 dicembre 2005

Il Parlamento parla ai bambini

La Commissione parlamentare per l'infanzia è stata istituita con una legge del 1997 ed esiste dal 1998. È una commissione bicamerale, cioè composta da deputati e senatori: 20 deputati, nominati dal Presidente della Camera, e 20 senatori, nominati dal Presidente del Senato. L'attuale Presidente della Commissione, eletta nel 2001, è Maria Burani Procaccini. La Commissione ha il compito di indirizzare e controllare l'attuazione delle leggi nazionali e degli accordi internazionali che riguardano lo sviluppo e i diritti dei bambini e dei ragazzi. Almeno una volta l'anno la Commissione deve presentare al Parlamento una relazione sull'attività svolta, facendo osservazioni sull'efficacia delle leggi che riguardano bambini e ragazzi e presentando proposte per migliorarle e per adeguarle alle norme dell'Unione europea e alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Quest'ultima, firmata a New York il 20 novembre 1989, è l'atto internazionale più importante, che comprende i diritti riconosciuti ai bambini in 191 nazioni. Ogni anno il 20 novembre, anniversario della firma della Convenzione di New York, si festeggia la Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; la Commissione, insieme al Governo, sceglie come e dove celebrarla.

sabato 10 dicembre 2005

Un Museo Virtuale

Le finalità del progetto sono le seguenti: associare il gioco al mondo letterario non solo come elemento interno di contenuto, ma anche come metodo esplorativo e di visita. Il sito fisico della Cittadella della Letteratura per Ragazzi è una vecchia Filanda in disuso, dal nome significativo, Filanda Domenico Favole, che si trova proprio nel centro del Paese di Boves. La Cittadella è un luogo della fantasia: in essa si trovano ricostruiti alcuni ambienti che fanno da sfondo ai libri per ragazzi (il bosco, il veicolo straordinario come il Nautilus, la sala delle Macchine del Tempo, la Sala della Magia ecc.). Essenzialmente si gioca con i libri, si giocano i libri, e vengono giocati tutti quelli che credono di saperne abbastanza della vita per dire che non hanno più voglia di leggere. In concreto nella Cittadella si visitano degli ambienti, si tirano leve (non sempre ti cade addosso un secchio d'acqua!), si premono bottoni (generalmente non scoppia nulla); si ha il permesso di curiosare ovunque (anzi è obbligatorio perché non sempre le cose più belle sono le più visibili); si cercano (e spesso NON si trovano) passaggi segreti; si ingrassa il cervello con un sacco di esperienze interessanti; si provano molte emozioni (attenzione alle creature non sempre innocue che si nascondono dietro le porte degli armadi!) , si viaggia, si fanno molte altre cose ancora e soprattutto si legge si legge, si legge, si legge e ci si diverte, ci si diverte, ci si diverte. La Cittadella è dedicata in special modo ai ragazzi delle elementari e delle Scuole medie. Tuttavia alcune attività sono state pensate anche per i bambini della scuola materna e per i ragazzi del biennio delle superiori. Alle scuole la visita sarà proposta insieme ad alcune attività didattiche da effettuare durante l'anno per preparare i ragazzi al percorso didattico e pedagogico.

venerdì 9 dicembre 2005

Bambini e Musica

Le Neuroscienze e la Musica: BAMBINI PIÙ INTELLIGENTI DOPO LE LEZIONI DI MUSICA
Durante il congresso di Lipsia (Maggio, 2005) sono stati illustrati i risultati della ricerca dell'università di Toronto.
Forse non diventeranno dei grandi musicisti. Ma i bambini che vanno a lezione di musica hanno di sicuro un grande vantaggio: diventano più intelligenti. Lo dimostra uno studio di Glenn Schellenberg, psicologo dell'università di Toronto a Mississauga, nell'Ontario, presentato e commentato oggi a Lipsia, nel corso della conferenza The neuroscience and music - II, From perception to performance organizzato dalla Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani. La ricerca di Schellenberg, pubblicata da Psicological Science, è stata presentata insieme a numerosi altri studi sugli effetti della musica nell'apprendimento del linguaggio da parte dei bambini. I suoi risultati parlano chiaro: "forse si tratta di un effetto comune alle attività extrascolastiche, ma con la musica siamo riusciti a osservarlo con una certa sicurezza". Lo studio di Schellenberg ha coinvolto 144 bambini di 6 anni (ossia bambini di prima elementare), reclutati attraverso un annuncio su un giornale locale. Ai piccoli volontari è stato proposto, in cambio della loro partecipazione, un anno di lezioni di musica o di drammaturgia gratis, tenute dagli insegnanti qualificati del conservatorio della città. Ma non tutti i bambini hanno partecipato alle lezioni nello stesso momento. Il campione, infatti, è stato diviso in quattro gruppi: due hanno ricevuto lezioni collettive di musica (metà di pianoforte e metà di canto), un gruppo ha seguito un corso di drammaturgia e un gruppo, nel corso di quell'anno, non ha frequentato nessun corso, mentre ha potuto farlo l'anno successivo. All'inizio e alla fine dell'esperimento, tutti i bambini sono stati sottoposti a un test di intelligenza con un test standardizzato per i bambini di quell'età. Alla fine è risultato che i bambini "musicisti" avevano avuto, nel corso di quell'anno, un incremento del QI maggiore degli altri bambini, sia di quelli che avevano fatto teatro sia di quelli che non avevano ancora avuto nessuna delle due opportunità. "In tutti i bambini abbiamo registrato un aumento del QI, - spiega Schellenberg - presumibilmente per effetto della scuola e poi perché tutti sono cresciuti e hanno avuto esperienze che in qualche modo li hanno stimolati. Ma nei bambini che avevano seguito i corsi di musica questa crescita è stata significativamente superiore". Un effetto altrettanto notevole è stato notato anche nei bambini che avevano seguito teatro: "le loro abilità sociali erano cresciute, cioè erano diventati più aperti e meno timidi". "La questione ancora da risolvere - prosegue Schellenberg - è se si tratti di un effetto specifico della musica o di un'azione più generale degli stimoli intellettuali. I nostri risultati mostrano che la musica ha un effetto maggiore e più duraturo delle altre attività, ma suggeriscono che comunque certi stimoli possono dare benefici non trascurabili, come è stato per i bambini che hanno seguito il corso di teatro". Quindi, quello che di sicuro possiamo dire, è che "avere delle attività extrascolastiche ha un effetto sull'intelligenza dei bambini". Ma se sui benefici delle lezioni di musica in giovane età i risultati di Schellenberg sembrano essere inequivocabili, il discorso è molto diverso per quanto riguarda i benefici della musica in generale. Cioè sembra più difficile affermare che ascoltare musica ogni tanto possa migliorare le prestazioni intellettive. Come è stato detto per il cosiddetto Effetto Mozart. Secondo i sostenitori di questa teoria, ascoltare dei brani del compositore austriaco (e solo suoi) renderebbe più intelligenti e migliorerebbe le abilità cognitive anche dei malati di Alzhemeir. A questo riguardo Schellenberg si mostra decisamente più scettico: "abbiamo ripetuto l'esperimento con Schubert e abbiamo trovato anche un effetto Schubert. E sui ragazzini di dieci anni abbiamo anche riconosciuto un effetto Blur, perché abbiamo notato un aumento delle prestazioni nei ragazzini che avevano ascoltato le canzoni del gruppo pop inglese!". Quindi, per Schellenberg, il presunto effetto di Mozart sarebbe da ricondurre a un effetto più generico della musica, sull’attenzione e sul miglioramento dell’umore. A patto, però, che sia quella preferita. "Lo stimolo uditivo, quando viene percepito come gradevole, aumenta il benessere. Nessun effetto Mozart, dunque. Mentre un effetto positivo prolungato per l'intelligenza di chi segue delle lezioni di musica, quello sì.

Alcune risorse per le Favole

Sitografia per le FAVOLE...

-
http://web.infinito.it/utenti/k/klia11/

Giochi on line

Elenco di siti su cui è possibile reperire gratuitamente giochi on line

http://www.magic-kinder.com/

http://www.pimpa.it/

http://www.junior.rai.it/sottosuolo/sezioni_interne/gioca.htm

http://www.disney.it/DisneyOnline/funzone/gamezone/index.html

http://pbskids.org/georgeshrinks/fun/index.html

http://pbskids.org/teletubbies/teletubbyland.html

http://www.casasullalbero.it/index.html

http://www.girotondo.com/

http://www.ildivertinglese.rai.it/

http://www.kidscom.com/games/games.html

http://www.uptoten.com/kids/kidsgames-puzzles-ho

http://www.thedollpalace.com/dollmaker/doll-maker/

http://myscene.everythinggirl.com/games/beauty_studio/beauty_studio.aspx

venerdì 2 dicembre 2005

Fantasie

1) Vorrei essere una sirena per incontrare la sirenetta e nuotare con lei sott'acqua!

2) Vorrei giocare al parco dei divertimenti per volare e vedere gli uccellini da vicino!

3) Vorrei essere una farfalla per volare alta alta e giocare con le altre farfalline...

martedì 15 novembre 2005

Cosa è il progetto Gold?

GOLD è la banca dati Internet delle esperienze più innovative ed interessanti realizzate nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.
GOLD perché...
Scopo di GOLD è diffondere a beneficio di tutti il patrimonio di ‘conoscenza didattica’ prodotto dalle scuole - idee e strumenti realizzati in situazione ma trasferibili in contesti diversi.
GOLD per chi...
"Dalla scuola per la scuola": gli insegnanti alle prese con un problema didattico possono trovare in GOLD un aiuto a cui ricorrere. Consultando le banche dati GOLD regionali e nazionale, non solo entreranno in contatto con concrete situazioni simili alla loro, ma potranno usufruire di strumenti collaudati per risolvere il loro specifico problema.
GOLD come...

Le migliori pratiche segnalate da ciascuna commissione entrano a far parte dell’Archivio nazionale delle buone pratiche gestito da INDIRE.

lunedì 14 novembre 2005

Multiculturalità a scuola

Un progetto di educazione alla multiculturalità che, partendo dalla lettura di fiabe sarde e arabe, è giunto alla produzione di un libro e di un film... Alle spalle c'è una metodologia precisa e sperimentata: per il film è prevista la visione, la discussione, la rappresentazione grafica attraverso i disegni, la scheda cinematografica. Per le fiabe invece si parte dall'ascolto della storia in lingua originale (l'arabo, in questo caso): poi la lettura a voce alta della fiaba sarda, la rappresentazione grafica, e quindi l'analisi comparata delle fiabe che provengono da paesi e culture diverse, per scoprire quali sono i punti in comune. ... Nato soprattutto grazie alla collaborazione della docente Francesca Saba, della scrittrice Rossana Copez e Imad Hamdar, libanese e specializzato in educazione multiculturale mediante audiovisivi....Per il futuro l'idea è quella di un gemellaggio con una scuola libanese: a luglio Imad Hamdar andrà a Beirut per cercare un accordo con una scuola elementare locale e realizzare un progetto di scambio culturale con una scuola sarda, tramite webcam.

venerdì 11 novembre 2005

Bambini speciali

L’intervento educativo nel bambino Down
fonte:
http://www.trisomia21.it


Il bambino che nasce con la Sindrome di Down non è un bambino malato, ma un bambino con una costituzione genotipica alterata per una presenza di un cromosoma supplementare che interferirà nel suo sviluppo fin dall’inizio. Una volta che il bambino è nato con un corredo cromosomico anomalo è chiaro che dal punto di vista medico c’è poco da fare, a parte i normali controlli su dieta, accrescimento e verifica che non vi siano altre alterazioni associate. Ma fortunatamente c’è molto da fare sul piano educativo, attivando circuiti nervosi all’interno del Sistema Nervoso Centrale (SNC), che aiutino il piccolo a limitare al massimo gli effetti dell’handicap di base.
Che cosa si intende per intervento educativo? Se il bambino Down non è malato, non avrà bisogno di essere curato con una terapia medica. Il suo maggiore bisogno sarà invece quello di essere educato tenendo accuratamente conto delle sue caratteristiche fisiche alterate, dovute al cromosoma supplementare. L’educazione di cui avrà bisogno dovrà essere quella che riceve ogni bambino normale, ma con una corretta e precisa programmazione, che tenga conto anche di tutto ciò che oggi sappiamo grazie alla ricerca neuropsicologica sull’età evolutiva, evitando lacune connesse allo spontaneismo. Il bambino Down possiede infatti delle potenzialità non valutate e soprattutto non fatte emergere per carenze nell’impostazione e nell’intervento educativo.

martedì 8 novembre 2005

il mio profilo

Chi sono?
Mi chiamo
Maria

Nel 1997 ho conseguito la laurea in Psicologia presso l'Università La Sapienza di Roma. Attualmente insegno in una scuola primaria di Roma. Da quest'anno gestisco un laboratorio di Educazione Emotiva presso una scuola primaria di Roma.

Lo scorso anno ho lavorato, insieme a bambini di 6/10 anni, al progetto sul Logo di Papert. Ho, inoltre, frequentato un master annuale per specialisti E-Learning. Attualmente sono impegnata nella promozione e diffusione di un progetto elettronico trilingue lavorando su mappe concettuali (www.2wmaps.com).

lunedì 7 novembre 2005

Storie di bambini

Ogni bambino ha una storia da raccontare... a chi?
di Anna Sarfatti

Lorenzo ha scritto la sua storia a puntate, quasi che al termine di ogni testo avvertisse la sensazione che c'era dell'altro, la storia continuava. Partito nel primo testo come topo in sella a una moto, nel corso della quinta conquista le energie e le strategie per volare. Ha raccontato l'epopea del topo che ri-nasce, esplode e muore, cedendo il posto ad altre figure che accompagnano la mimesi di Lorenzo: il cane, l'aquila, la fenice, "il grande volatile". In qualche modo è giunto al sogno di Icaro. Al posto delle ruote un giorno Lorenzo si è scoperto le ali. Poi ha cambiato ciclo scolastico e un professore mi ha detto che "vola basso"… Lorenzo non è un bambino "speciale", è un bambino, più correttamente è "il bambino Lorenzo". Come lui, tutti i bambini hanno una storia da raccontare, quella della loro crescita; ma non tutti ricorrono alla scrittura per farlo. Le forme dell'intelligenza sono diverse - ci dice Howard Gardner - e ciascuna porta a una diversa visione del mondo costruita in base a una specifica strumentazione. Il problema è che anche noi adulti educatori, genitori e insegnanti, abbiamo intelligenze diverse, che sono la nostra ricchezza ma anche il nostro limite. E' un caso che delle storie dei venti bambini di quel gruppo io (che alterno il mio impegno tra l'insegnamento e la scrittura) sia in grado di raccontare con più dettagli e continuità solo la storia di Lorenzo che si è raccontato attraverso la scrittura?
Non basta predicare agli educatori di porsi in ascolto delle diverse forme di intelligenza dei bambini, ma occorre aiutarli a capire quale è la propria e come fare per seguire le tracce dei tanti diversi da noi.

domenica 6 novembre 2005

Impararare ad imparare

di Maria Calabretta
ll logo e' un linguaggio di programmazione basato sul linguaggio della tartaruga. In ambiente Logo non è il computer ad insegnare al bambino ma è il bambino a dare specifici comandi alla macchina per risolvere problemi. In tale direzione, il computer si trasforma in allievo che esegue e concretizza le idee che il bambino produce. Quest’ultimo, infatti, programma l’elaboratore riflettendo sul suo stesso pensiero che costruisce nuove idee in base a strutture mentali via via sempre più elaborate. Quando il bambino interagisce con il computer, egli non impara solo a programmare e ad insegnare alla macchina come risolvere problemi (problem solving), ma impara anche e soprattutto a pensare intorno al suo stesso modo di pensare. L’ambiente Logo, poi, consente al bambino di intuire nuove relazioni tra se stesso e lo spazio; ed inoltre gli permette di concretizzare idee in modo personale ed autonomo. Mentre Piaget considerava difficile e lento il passaggio da un pensiero infantile ad un pensiero adulto, Papert facilita questo delicatissimo stadio mediante un approccio concreto mediante l’uso dell’elaboratore. Questo processo avviene in modo autoreferenziale, cioè il bambino mentre programma riflette su se stesso aggiustandone il tiro per prove ed errori. In conclusione, il rapporto con il computer insegna al bambino sia a pensare in modo nuovo che a pensare su come pensa. Con Logo la classe si trasforma in comunità di ricerca.

Laboratorio di Educazione Emotiva

di Maria Calabretta
Il mio laboratorio per l'a.s. 2005/2006, presso il plesso "Alberto Manzi" del C.D. "Anna Magnani" di Roma, riguarderà lo studio delle emozioni per affrontare il modo in cui il bambino parla a se stesso (dialogo interiore), interpretando e valutando la realtà circostante. Il dialogo interiore può costituire, infatti, un mezzo efficace per potenziare la sua capacità di affrontare le varie situazioni problematiche a casa e a scuola. Si sa che i due emisferi cerebrali svolgono funzioni distinte, ma l’emisfero sinistro (deputato al ragionamento) si sviluppa pienamente solo in età adulta. Infatti, durante l’infanzia l’emisfero destro (da cui originano immaginazione, visualizzazione e creatività) viene utilizzato quanto quello sinistro. Così il dialogo interiore, che è una funzione appartenente principalmente all’emisfero sinistro, può e deve essere potenziato ricorrendo all’immaginazione e alla visualizzazione, che sono funzioni dell’emisfero destro. Il bambino che apprenderà l’educazione emotiva sarà messo nella condizione di poter imparare, fin da piccolo, le strategie di pensiero positivo che lo aiuteranno a diventare, da adulto, una persona consapevole del proprio e dell’altrui vissuto emotivo. L’attività laboratoriale metterà il discente in condizione di poter apprendere e consolidare la capacità di pensare in modo costruttivo. Le unità didattiche, svolte sia in classe che in aula informatica (per sviluppare mappe concettuali sull'argomento), forniranno al bambino una serie di auto-istruzioni per la gestione della bassa tolleranza alla frustrazione al fine di ridurre l’impatto di alcuni frequenti problemi comportamentali (ad es., deficit dell’attenzione e iperattività) e interiorizzati (ad es., bassa autostima, ansia, tristezza). Ciò faciliterà un migliore approccio allo studio, rapporti interpersonali più soddisfacenti e la costruzione di legami positivi di amicizia con i coetanei. In particolare: sviluppare empatia; riconoscere le proprie e le altrui emozioni, attraverso la riflessione ed il confronto con gli altri; sapersi identificare nell’altro; capacità di comunicare se stessi. Le attività riguarderanno racconti orali, attività grafico-pittoriche e giochi motori e corporei. Gli strumenti utilizzati saranno il Circle Time, giochi con regole, il Role Play (cioè giochi dei ruoli), l'analisi delle emozioni e delle loro espressioni. La metodologia di laboratorio favorirà: apprendimento cooperativo; approccio ludico e creativo alla riflessione e conoscenza; sviluppo del pensiero critico e creativo e della capacità di problem solving (attraverso la discussione e il confronto usando la ricerca-azione); la costruzione collettiva di un blog didattico; la collaborazione su ‘mappe viventi’ multilingue (italiano, inglese, spagnolo) usando cmap (vedi www.2wmaps.com).

venerdì 4 novembre 2005

Il mondo in classe

Storia di un esperimento di integrazione riuscita
di Alidina Marchettini
(...) Nel corso degli anni sono state studiate e sperimentate varie modalità di formazione delle classi, dovendo far fronte ai tagli del governo, alla riduzione di docenti di alfabetizzazione, all’attacco al tempo pieno dell’attuale ministro Moratti. Il Comune di Campi sostiene la spesa per il mediatore culturale, che è soprattutto presente ai colloqui con i genitori e prepara la traduzione delle circolari per le comunicazioni scuola-famiglia. (...) I momenti comuni su cui puntiamo per favorire la reciproca conoscenza e la convivenza sono: i laboratori , l’intervallo, la mensa e il gioco. Abbiamo privilegiato la finalità di mettere tutte e tutti in grado di usare la lingua italiana, per comunicare ed esprimersi anche in questa lingua, conoscendo il nostro patrimonio culturale e le nostre modalità di convivenza democratica. L’integrazione è un processo lungo, perché nell’Italia dei campanili sappiamo bene come l’uso di un dialetto, quando addirittura il tifo per una squadra non scatenino scontri inaspettati, ma l’esperienza di adulti italiani che si specializzano nell’insegnare a bambini e a giovani a esercitare la piena cittadinanza nel Paese in cui vivono, colpisce positivamente. (...) La scuola pubblica italiana si fa carico dei nuovi arrivati e i genitori cinesi scelgono nomi italiani per le figlie e i figli che qui nascono. Per quelli di noi che scelgono questa classe, l’impegno è di mettere in gioco tecniche e conoscenze, tutti gli strumenti accumulati negli anni di insegnamento, sviluppando l’empatia che unisce al di là delle parole. Sono ragazzini e ragazzine che si trovano a vivere i ritmi, le abitudini della scuola italiana, alcuni non conoscono neppure il cinese, conoscono l’insegnante di ogni materia e cercano di mettersi in relazione con ognuna/o, la lingua è il tramite, i compagni e le compagne che parlano italiano fanno da interprete, quelle e quelli che in Cina hanno frequentato più anni scolastici aiutano, il dizionario è al centro, il vocabolo italiano passa di bocca in bocca, si cerca l’equivalente cinese, si affrontano concetti ardui poco per volta, quello che unisce è la certezza trasmessa dal docente: la fatica è tanta, ma riusciremo nell’impresa. Importante è creare l’atmosfera della comprensione: silenzio, concentrazione, ognuna/o sul proprio lavoro, ma anche serenità di fronte agli errori, scherzo e riso, alternare momenti di sforzo con altri più tranquilli, far capire che la lingua s’impara facendo tante attività. L’aritmetica è la materia preferita dai più, sono abituati in Cina a fare i calcoli a mente e vengono considerati intelligenti i più veloci. La geometria invece piace meno e in genere incontrano difficoltà. Un anno alcuni alunni non volevano fare musica, sembrava loro inutile e ottenni un atteggiamento diverso, più collaborativo perché ne discutemmo e mi lanciai in una perorazione rispolverando i ricordi di liceo e facendo vedere gli stretti legami tra matematica e musica. La storia è difficile per italiani e stranieri, anche loro accettano di più la geografia, ma l’entusiasmo di chi insegna è una molla potente e la relazione docente-discente traina nello studio. Poi si appassionano e quelle e quelli che hanno ricordi più vividi della scuola cinese scoprono analogie, collegano e mi danno informazioni su cosa imparavano là. (...) Lo scambio culturale passa da mille rivoli e i più impensati, il confronto, l’arricchimento reciproco riguarda ogni argomento. Nell’aula fa bella mostra di sé una carta geografica del mondo, chiesta e avuta in dono da un alunno al ritorno dalla Cina, è in cinese, la Cina campeggia al centro, accanto la vecchia carta con l’Europa e la piccola Italia al centro, sono il segno visibile che ognuno di noi si mette al centro, importante è sapere che è una scelta affettiva, personale, parziale.

lunedì 24 ottobre 2005

Il Linguaggio della tartaruga

di Maria Calabretta
Quando il bambino usa Logo (Linguaggio di Programmazione per bambini) ha la possibilità di esprimere un mondo interiore di colori e forme. Una volta ottenuto l’effetto grafico sullo schermo, egli si sorprende piacevolmente e ciò lo stimola verso nuove creazioni. In questo senso il computer, ed in particolare Logo, costituisce uno strumento di educazione all’immagine, come linguaggio che stimola la creatività. In ambiente Logo non è il computer ad insegnare al bambino ma è il bambino a dare specifici comandi alla macchina per risolvere problemi. In tale direzione, il computer si trasforma in allievo che esegue e concretizza le idee che il bambino produce. Quest’ultimo, infatti, programma l’elaboratore riflettendo sul suo stesso pensiero che costruisce nuove idee in base a strutture mentali via via sempre più elaborate. Quando il bambino interagisce con il computer, egli non impara solo a programmare e ad insegnare alla macchina come risolvere problemi (problem solving), ma impara anche e soprattutto a pensare intorno al suo stesso modo di pensare. L’ambiente Logo, poi, consente al bambino di intuire nuove relazioni tra se stesso e lo spazio; ed inoltre gli permette di concretizzare idee in modo personale ed autonomo. Mentre Piaget considerava difficile e lento il passaggio da un pensiero infantile ad un pensiero adulto, Papert facilita questo delicatissimo stadio mediante un approccio concreto mediante l’uso dell’elaboratore. Questo processo avviene in modo autoreferenziale, cioè il bambino mentre programma riflette su se stesso aggiustandone il tiro per prove ed errori. In conclusione, il rapporto con il computer insegna al bambino sia a pensare in modo nuovo che a pensare su come pensa.

domenica 23 ottobre 2005

Racconti

VIAGGIO IN ME STESSA di Maya Anna Knapton

Questa mattina mi sono svegliata con uno stato d'animo particolare. Certe volte mi sembra che il mondo nel quale mi trovo sia una dimensione parallela a quella alla quale appartengo: tutto cambia pur restando uguale... so che è un concetto un po' complicato, ma proverò ad esprimertelo comunque. Le cose che mi circondano, pur restando le stesse che ho sempre conosciuto, oggi sono illuminate da una luce diversa e paiono quasi irreali: statiche nel loro movimento. Chissà se anche ad altri capita di trovarsi nella mia medesima situazione...... lo, lo so, sono una persona al quanto peculiare; se poi si aggiunge il fatto che mi ritengo pure un'artista, risulta quasi ovvio che io abbia del mondo una visione piuttosto singolare. Ma cosa mi rende così? Chi sono in realtà io?
Provo a tuffarmi dentro me stessa aprendomi un varco tra il cuore ed i dubbi, percorro a velocità folle un lungo tunnel le cui pareti sono create dalle tonalità più abbaglianti della luce, mi ritrovo, con amici, seduta in mezzo ad un campo d'erba, attorno ad un fuoco crepitante, sotto un enorme, materno e tremulo cielo stellato, a parlare di politica, tessere le belle illusioni e difendere le mie utopie. E' in questo scenario, infatti, che ritrovo tutte le forme del mio essere... così la malinconia m'assale; mi pare di lottare contro qualcosa di inesistente o troppo forte perché io con le mie uniche forze lo possa domare. Tutti gli ideali, le fervide convinzioni ed i buoni propositi si frantumano improvvisamente e mi lasciano spiazzata nel vuoto sconosciuto, dove nemmeno la luce degli astri, che tante volte mi ha aiutata, mi può raggiungere.
Ciò malgrado, non mi perdo d'animo e ricomincio a costruire la mia piccola astronave fantastica unendo nuovi propositi, progettando con più razionalità e logica, lasciando da una parte il superfluo. (Sono cresciuta nel tempo d'un batter d'ali d'angelo).Ho imparato a riconoscere le utopie come tali e a non voler realizzare ciò che, so già in partenza, non mi compete, ma donare tutta me stessa per fare quelle cose che, anche se piccole, sono in grado di realizzare e so essere utili.
Ora che sono un poco più forte sono pronta per proseguire il cammino. La strada è lunga e tortuosa, la cima del monte non è lontana ma la via sembra seguire ogni direzione eccetto quella desiderata. Effettivamente, ricordo, ho intrapreso questo cammino per rafforzarmi, non per raggiungere la cima, quindi teoricamente dovrei essere soddisfatta, ma non è così... allora cos'è che voglio? Cosa sto cercando realmente?
Nell'esatto momento in cui formulo questo pensiero mi accorgo che questo viaggio interiore è finito: sono di nuovo io, che guardo dalla finestra e mi domando il senso di tutto ciò che mi circonda. Ora posso permettermelo: ho trovato il senso di me stessa. Questo viaggio m' ha arricchita e mi ha insegnato che sotto una scorza dura ho anch'io un piccolo tesoro, che non ha valore se lo tengo per me, lo devo condividere con gli altri, restando così fedele ai miei progetti ed ai miei ideali. Mi scuoto, quindi, l'acqua di dosso, la nuotata dentro me stessa è stata lunga ed estenuante, ma non è il momento di perdersi d'animo: è ora di cominciare!

sabato 22 ottobre 2005

Una scuola a misura di bambino

di Maria Calabretta


Come bambina di un tempo, mi tuffo nella testa e nel cuore di tutti i bambini di oggi perchè vorrei che, in un futuro non molto lontano, si riuscisse insieme a costruire una scuola veramente a misura del bambino. Ciò per creare attorno a lui e per lui tutte le condizoni sociali e psicologiche che lo aiutino a vivere in modo naturale e intenso il piacere di apprendere; per promuovere la gioia di condividere tra i compagni e con l'insegnante le scoperte esplorate; per riflettere sulla consapevolezza di riuscire a realizzare un itinerario motivante di auto-apprendimento. La scuola intesa, quindi, come ambiente giocoso, ricco di stimoli e di opportunità cognitive e relazionali, in cui i ruoli degli attori coinvolti tendano, a volte, a capovolgersi: con il bambino di turno che indossa i panni del maestro, mentre l'insegnante si diletta ad osservare i processi messi in atto dai suoi fanciulli con gli occhi, la testa ed il cuore di un bambino!
Il grande educatore dell'infanzia Janusz Korczak, che si battè fino alla morte per i diritti e per il rispetto dell'integrità ed unicità degli altri, ha scritto:
"Dite: E' faticoso frequentare i bambini. Avete ragione.
Poi aggiungete: Perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto.
Non è questo che più stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli".

venerdì 21 ottobre 2005

Lettera alla mia maestra

di Maria Calabretta

Cara Maestra Maria*,
se oggi ti incontrassi mi piacerebbe raccontarti la maestra che sono anche grazie alle tue lezioni di vita e di scuola. Sarebbe interessante mettere a confronto i due approcci d'insegnamento considerandone l'età generazionale! Da un lato, il nostro personale stile comunicativo, dall’altro la propria metodologia di base messa in campo per mettere il gruppo-classe nella condizione migliore di porsi curiosi, desiderosi di fare e di apprendere.

Vorrei, poi, riflettere insieme a te sul significato di ‘apprendimento collaborativo’ ritenendo fondamentale il flusso delle loro idee e riflessioni a favore dell’intera classe; ciò per favorire una crescita comune di conoscenze quando i bambini in gruppo interagiscono, giocano e costruiscono processi mentali.

* la mia maestra elementare!

La classe come una comunità di ricerca

di Maria Calabretta

Pensare ad una classe come una comunità di ricerca significa costruire conoscenza mediante la cooperazione e la valorizzazione dei suoi componenti, attivando un "pensare insieme" che genera la co-costruzione del processo mentale. Ma per raggiungere questo livello di apprendimento collaborativo, si deve favorire la discussione e la collaborazione di gruppo perchè questi aspetti incoraggiano l’attivazione e la messa in comune delle conoscenze legate al compito da svolgere. Infatti, la discussione costituisce un importante strumento didattico che consente ai bambini di approfondire le conoscenze già in possesso per costruirne di nuove. In tal modo, ciascun bambino ha la possibilità di condividere con gli altri le sue proposte procedurali e le sue riflessioni: questo flusso di idee stimola negli altri bambini l’attivazione di altre conoscenze e di altre informazioni. Dal confronto collettivo scaturisce, poi, la formulazione dei problemi e la rielaborazione delle ipotesi iniziali. Ma per avere un contesto di questo tipo molto dipende dal tipo di ruolo assunto dall’insegnante quando i bambini interagiscono in gruppo. In particolare, egli dovrebbe dovrebbe creare un clima favorevole di partecipazione; favorire lo scambio comunicativo; e facilitare la condivisione dei singoli punti di vista come possibilità di riflessione e di arricchimento per la crescita di tutti.

giovedì 20 ottobre 2005

L'isola felice per apprendere

di Maria Calabretta
Una buona pratica scolastica dovrebbe favorire l'incoraggiamento nei bambini ad usare le competenze e le conoscenze altrui; e ciò per costruire insieme conoscenza e generare un approccio all’apprendimento più orientato al processo che al compito. L’insegnante dovrebbe, quindi, creare un clima favorevole di partecipazione; favorire lo scambio comunicativo; inoltre, facilitare la condivisione dei singoli punti di vista come possibilità di riflessione e di arricchimento per la crescita di tutti.

mercoledì 19 ottobre 2005

Rassegnazione o Attivismo?

di Maria Calabretta

Perchè mollare tutto e scappare all'estero...!?? Secondo me non bisognerebbe soccombere agli eventi poco incoraggianti pensando di risolvere emigrando verso altri lidi! Come pensare di rinunciare alle nostre ricchezze insostituibili: il paesaggio con i suoi meravigliosi colori; la cucina con i sapori e gli odori inconfondibili; ma anche, e soprattutto, il patrimonio storico-culturale che da sempre contraddistingue il nostro Paese! Non si tratta, però, di ignorare la realtà ma di osservarla e comprenderla, anche arrabbiandosi, per poi agire senza però cadere nello scontato pessimismo. Io non mollo, anzi mi sto impegnando attivamente nei panni di mamma e di insegnante, cercando di trasmettere ai miei figli ed ai miei alunni uno spirito critico e costruttivo per imparare a non cadere nella facile e comoda rassegnazione nel momento in cui si presentano dei problemi, rinunciando così all'entusiasmo del fare!

Il Diario Virtuale

di Maria Calabretta
Cari L. e A.,
una tempo si usava il diario personale cartaceo per lasciar traccia dei propri pensieri...oggi trionfa il blog! Su questo spazio ci si potrà confontare nei panni di educatore e genitore! Tuttavia, il parere del discente risulterà prezioso per fotografare meglio il mondo della scuola.
Vi voglio bene!
Mamma :-)